mercoledì 27 febbraio 2013

Torta con cammei neri e damine... :)




Amo il mattino, amo  vedere l’alba, quelle ore sospese tra la notte e il giorno che deve ancora cominciare. Quelle ore che mi vedono sola, con la musica di sottofondo, sono momenti di concentrazione pura. Esisto solo io, esistono i miei pensieri, i miei progetti… e quello che voglio realizzare…
 
 
Sebbene vorrei davvero riuscire a dormire di più, soprattutto per i miei familiari che sono costretti a sopportarmi così come sono, sono consapevole che sono proprio queste ore, così preziose per me, quelle che mi aiutano a ritrovarmi e a ritrovare anche me stessa, a volte.
 
 
In queste ore lavoro, progetto, leggo, studio… o semplicemente scambio qualche parola con persone all’altro capo del mondo… oppure anche molto vicine a me ma, sorprendentemente, scopro che proprio in questo tempo sospeso ci si può ritrovare…
 
 
Recentemente mi sono stati affidati alcuni incarichi di lavoro, progetti che mi hanno dato modo di esprimermi attraverso quello che più mi piace fare, senza troppi vincoli. Così è nata la torta con i cammei neri e le damine.
La prima cosa a cui penso quando progetto un lavoro è il colore. Solo qualche tempo fa non avrei avuto dubbi: le mie torte sarebbero state tutte bianche. All’inizio della mia avventura il bianco delle mie torte è stato qualcosa che mi ha “contraddistinto” in un certo qual modo.
Ma sono in evoluzione continua, o molto più semplicemente in questo periodo ho voglia di sperimentare, e seguo il mio istinto…
Così, non appena ho cominciato a pensare a questo progetto, ho pensato che avrei voluto una torta verde acqua, i cammei di ghiaccia reale nera e le damine bianche, in modo che il contrasto fosse forte.
 
 
Da tempo possiedo dei cutters bellissimi, spesso acquisto attrezzi che immagino di poter usare in un certo modo… e poi invece li utilizzo in un altro. Nulla di nuovo in realtà, ma durante questo mio percorso quasi intimo con la ghiaccia reale, mi accorgo che sto diventando sempre più “purista” e, quando mi è possibile, a parte la copertura in pasta di zucchero, cerco di decorare le mie torte solo in ghiaccia reale.
Così, uno di questi magnifici cutters che possiedo è stato utilizzato per realizzare il pattern della decorazione centrale di questa torta. Ho ricopiato il disegno e ho realizzato la placca centrale a tecnica run-out.
 
 
Amo sperimentare… e realizzando questa decorazione ho voluto mescolare due tipi di ghiaccia diversi: una era stata preparata con il meri-white (la polvere di albume fortificato) l’altra con l’albume puro. Non sapevo cosa ne sarebbe risultato… Eddie sicuramente non approverebbe: “Mai mescolare due tipi di albume diversi!”, questo è quello che mi ha insegnato. Ma io sono una “testona” e devo sperimentare… e sbattere la testa contro il muro… da sola. E infatti così è stato.
Quando la decorazione si è asciugata, ho scoperto che aveva un aspetto “anticato” , aveva dei puntini più densi, opachi, e altre parti, invece, erano quasi trasparenti… quasi fosse stata “usurata" dal tempo. Devo dire che l’effetto non mi dispiaceva nemmeno ma ho preferito lasciare questi “virtuosismi” per altre torte, altre idee… almeno adesso so cosa devo aspettarmi… :)
Di fatto, essendo ormai fuori tempo limite, ho deciso che per la prima volta avrei utilizzato una bomboletta di spray perlato che possiedo da tempo e mai utilizzata, per ricoprire la placca centrale. Così ho fatto: lo strato ha ricoperto tutto, e l’effetto finale mi è piaciuto abbastanza anche se preferisco sempre vedere la ghiaccia reale nel suo aspetto naturale: bianca e lucida quasi come porcellana.
E’ stata la volta dei cammei neri. Il nero mi crea problemi. Non è un colore che amo utilizzare ma il contrasto con il bianco delle damine mi piaceva molto. Così ho aggiunto alla ghiaccia reale una “mistura” di colorante in polvere nero concentrato, allungato con il colorante nero liquido e ho realizzato gli ovali.
Poi ho preparato le damine a pressure piping. Questa tecnica offre notevoli possibilità. Con un po’ di fantasia e molta abilità, si riesce a riprodurre quasi tutto. Io devo ancora imparare tanto… ma le damine sono una decorazione che riesco a riprodurre senza troppo sforzo.
 
 
 
Se il decoro del top della torta era ben chiaro nella mia mente, qualche problema l’ho avuto con quello delle pareti. Spesso è proprio questa parte che mi mette “in crisi”. Ho quindi cominciato a disegnare. Sapevo che avrei voluto una decorazione a brush embroidery e, per forma mentis, tutto deve concordare, tutto deve essere “in armonia” nel design delle mie torte.
 
 
Mi capita a volte di vedere torte decorate in ghiaccia reale che, per me, non hanno alcun senso… magari la decorazione in sé è anche fatta bene, ma non segue alcun progetto, non è parte del design. Quando vedo queste cose mi sembra di vedere la mia dummy nera, quella che uso per fare gli esercizi, quando comincio qualcosa e semplicemente per la voglia di provare “sbatto” sulla torta qualsiasi cosa mi venga in mente.
Ecco… vedere dei lavori fatti in questo modo mi disturba, disturba quel senso di armonia che, invece, la decorazione con la ghiaccia reale dovrebbe sempre avere.
Ma questa è solo la mia opinione, per quel che vale.
 
 
Tornando al progetto di questa torta, avevo due problemi: la decorazione centrale, per la sua forma, sarebbe stata più adatta a una torta ovale quindi dovevo “armonizzare” il top per adattarlo ad una torta rotonda. Questo mi ha portato a pensare ad una decorazione leggera, di contorno al top, che avrebbe dovuto ripetersi anche sulle pareti. E ho pensato alle ghirlandine floreali a brush embroidery. Subito le ho disegnate e immediatamente ho disegnato anche la decorazione delle pareti. Piano piano il progetto prendeva forma… Ripetere poi il disegno del top anche sul vassoio, utilizzando la tecnica line work, è stato quasi un obbligo, per come sono abituata a pensare. Meno ovvia è stata la decisione di riempire questo disegno con la decorazione a cornelli. La decorazione a cornelli non mi piace moltissimo anche perché spesso viene utilizzata per “coprire” errori, sbavature, o anche semplicemente difetti nelle coperture in pasta di zucchero. Nel mio caso dovevo creare quello “stacco”, quella variazione che mi serviva per evidenziare il richiamo tra top e vassoio.
 
 
 
Quindi ho realizzato le ghirlandine di contorno e una piccola decorazione per riempire il vuoto che ancora rimaneva.
Il nastro nero che ho utilizzato per il contorno del vassoio ha dato quel “tocco in più” che serviva. Questo per indicare che anche un piccolo particolare come un semplice nastro, che c’entra molto poco con la decorazione di una torta può, invece, fare la differenza.
Beh… eccola a voi. Vi lascio come sempre qualche immagine.
 
 
 
 
 
 
 
 
A presto,
 
 

martedì 12 febbraio 2013

La mia estate senza fine...


Nelle profondità dell'inverno, ho infine scoperto che dentro di me vive un'estate senza fine. (A.Camus)



Può una frase di un grande scrittore essere l'ispirazione per una torta?
Per me evidentemente sì...
Ricordo che la trovai, non molto tempo fa, girando nel web. Appena letta la sentii subito mia, esattamente nella traduzione che ho citata (le traduzioni sono discordanti: alcuni traducono letteralmente "invincibile estate", altri come ho riportato sopra) ma per me, questa "estate senza fine", è qualcosa che avverto nel profondo del cuore. E non so nemmeno perché...
Ovviamente ho dato anche una mia interpretazione a questa stessa frase... è diventata più una primavera, ma ho sempre pensato esattamente a questo: volevo realizzare qualcosa che riproducesse materialmente la mia consapevolezza di ora... quasi una felicità intima... profonda.
Avvertirla in pieno inverno poi, realizzare questa torta anche mentre la neve cadeva copiosa sugli alberi  e sulle strade davanti alla mia finestra, mi ha fatto avvertire la sensazione di un cerchio che si chiude, un cerchio infinito, quell'infinito che si ripete come una costante in tutta la torta.
 
Fin da subito l'idea era proprio quella di riprodurlo. E sono partita proprio da un cerchio, la torta rotonda (ma quando mai le mie sono di forma diversa? :D ) ma non era ancora sufficiente.
 
Proprio recentemente mi è capitato di conoscere una persona, io lo chiamo il mio amico americano, Tony: nella foto del suo profilo su fb, sta realizzando un collar a run out. Appena visto quel disegno ho capito che si adattava perfettamente all'idea che volevo mettere in pratica.
Con una buona dose di coraggio quindi, ho chiesto se poteva inviarmi quel disegno e Tony subito ha acconsentito.
Questo disegno, nella mia mente, rappresentava il simbolo matematico dell'infinito (∞) ripetuto in un cerchio... quindi perfetto.
Di fatto, il disegno speditomi da Tony non è altro che la riproduzione di un collar di Nirvana, un grande Royal Icer del passato, di cui ho parlato quando raccontai la storia della ghiaccia reale in un post di qualche tempo fa...
 
Piano piano l'idea nasceva, si sviluppava... e quindi la torta prendeva forma. Subito ho realizzato le decorazioni a run-out, fatte tutte separatamente. Parlando di primavera/estate tutto doveva essere ricoperto di fiori, quindi le decorazioni floreali a pressure piping. Ho poi attaccato il grande anello alla base della torta e l'ho decorato, quindi ho attaccato la torta. 
Il topper, la decorazione all'interno del cerchio sospeso, è quella che da qualche tempo considero la mia "firma" sulle torte: il cuore, il mio, a run-out con all'interno la margherita a pressure piping (che per me rappresenta Eddie Spence), circondato e sostenuto da piccole ghirlandine di fiori e foglie che riproducono ancora una volta il simbolo matematico dell'infinito.
Subito dopo ho realizzato tante roselline e fiorellini. Le roselline le volevo piccolissime: non ho usato il classico beccuccio per i fiori, ma un beccuccio per realizzare in nastri in ghiaccia che avevo già provato qualche tempo fa quando scrissi il post sulle rose.
Ne sono risultate rose piccolissime. Calibrando poi la pressione sul conetto, si riesce a renderle davvero minuscole.
Una volta asciutte le ho colorate con i coloranti in polvere, cercando di mantenermi su tonalità delicate.
 
Dopo aver montato sul top della torta l'anello, le margherite di sostegno, ho attaccato il cerchio con la decorazione centrale. Quindi i pizzi che riflettono il disegno delle margherite.
Ho attaccato le roselline, i fiorellini preparati in precedenza, e le foglie.
Sperando, ovviamente, di aver ben valutato il peso di tutte le decorazioni... perché non ero così sicura che le sole margherite di sostegno avrebbero retto...
 
E' stata poi la volta della decorazione ad extension work. Anche questa volta sono senza il ponte di sostegno, e ho voluto usare il mio amato beccuccio n.00 che non avevo utilizzato a Natale.
 
Il disegno dell'infinito è riprodotto anche sulle pareti della torta. Gli extension seguono il disegno della curva inferiore.
Poi, beh... ho voluto rischiare, quindi ho attaccato le roselline anche sugli extension sospesi...
Le scariche di adrenalina di sono ripetute, esattamente come quando feci il gazebo... e avrei dovuto fermarmi lì.
Purtroppo non ero soddisfatta del risultato: avevo la netta sensazione che "mancasse qualcosa": volevo realizzare delle farfalle, anche queste rappresentato l'estate, per me.
 
E così è stato. Piccole farfalle a brush embroidey, in modo che fossero leggerissime, spolverate di colorante perlato e rosa brillante.
E ho voluto rischiare ulteriormente: ne ho attaccate alcune direttamente sui fili di ghiaccia. Ho rischiato l'infarto quando, appoggiando una farfallina, ho visto quei sottilissimi fili flettere pericolosamente... però, alla fine, hanno retto.
 
Ho gioito di ogni momento, realizzando questa torta. Come sempre al termine di un lavoro, non sono affatto certa che mi piaccia e non sono certa che mi piacerà in futuro. So però che dopo aver attaccato le farfalle, ho capito che era finita. Non doveva accogliere nulla di più ma nemmeno nulla di meno.
Come sempre lascio a voi giudicare il risultato.
 
Ho dedicato questa torta a mia figlia Serena, che l'ha voluta fortemente non appena mi ha visto cominciarla e spiegarle quello che avevo in mente.
Quindi questa è per te, Serena, amore mio...
























Alla fine ho anche realizzato un video con le immagine scattate, è una canzone che piace tanto a Serena ma anche a me. L'ho ascoltata spesso mentre realizzavo questa torta...

Eccolo:

http://youtu.be/GFRe3dboGr4

A presto,

Donatella

domenica 30 dicembre 2012

Un anno di me... :)




 
 
 
 
Felice 2013 a tutti...!!
 


lunedì 24 dicembre 2012

Natale 2012- Tributo a Eddie Spence e bridgless extension work








Quest'anno ho esagerato... :)
 
In un certo senso ho compensato tutti i natali passati, quando presa da mille altri impegni per questa festa, LA FESTA, ho sempre fatto molto poco, giusto qualche biscotto o forse anche nulla.
 
Ma quest'anno no.
Già da tempo desideravo provare a preparare una fruit cake. In occasione dei miei viaggi in UK avevo acquistato la frutta secca occorrente che era rimasta per diverso tempo nella dispensa. A novembre, un po' in ritardo rispetto ai "tempi canonici inglesi" ho pulito, sminuzzato e messo a bagno nel liquore la frutta che avevo.
L'ho lasciata così per circa due settimane e, all'inizio di questo mese, ho preparato due fruit cakes secondo la ricetta di Eddie Spence.
Per la verità ho apportato qualche piccola modifica, ma solo perché volevo sfruttare quello che avevo a disposizione.
Le torte quindi erano due: una 17,5 cm (7") e una 20 cm (8"). Le ho cotte per ore.
Profumo di spezie in tutta la casa.
Una meraviglia.
 
Poi, periodicamente, le ho bagnate ancora con del rum, proprio secondo tradizione.
 
E nel frattempo ho cominciato a preparare le decorazioni.
 
Sapevo già cosa volevo realizzare per una delle due torte: il gazebo del mio grande Maestro Eddie Spence MBE.
 
Fin dalla prima volta che lo vidi sul suo libro, due anni orsono, i miei occhi avevano accarezzato quell'immagine. Avevano indugiato sui particolari. Avevo letto avidamente le istruzioni per realizzarlo...  consapevole però che non era cosa alla mia portata.
 
Ma quest'anno... beh... in un certo senso mi sono sentita... -come dire?- "pronta". 
 
Avevo preparato le fotocopie: tanti pezzi... ma tanti anche perché volevo che tutto fosse perfetto, volevo correre meno rischi possibile, quindi dovevo realizzarne parecchi in più del necessario per cautelarmi da inevitabili imprevisti e rotture.
 
Così, il mattino presto mi alzavo e cominciavo a lavorare. Piano piano ho cominciato a costruire "il castello di sabbia dei miei sogni"... ma non avevo sabbia  e acqua di mare tra le mani. La mia "sabbia" è stata zucchero a velo mischiato con albume.
 
I pezzi hanno preso forma. Ho realizzato gli esagoni a run-out, i pannelli laterali, i vari pezzi che componevano il tetto e, infine, le porte.
Poi le filigrane.
Eddie, nel suo libro, spiega come realizzare il gazebo utilizzando una retina di supporto per le filigrane, appunto. Questo dà maggiore resistenza alla decorazione.
Ma io non volevo utilizzare la retina. Ho quindi modificato leggermente il disegno del libro aggiungendo qualche elemento in più, in modo da dare supporto a tutta la struttura.
 
Poi, quando tutto si è asciugato, ho cominciato ad assemblare il tetto. Con mia grande sorpresa  non ho avuto la minima difficoltà nell'assemblaggio e distacco.
Le difficoltà sono subentrate quando ho cominciato ad montare i pannelli laterali: subito le filigrane di tre pezzi si sono rotte... e l'adrenalina nel mio sangue ha cominciato a scorrere...
Per fortuna avevo realizzato dei pezzi in più... e, alla fine, di tutti quelli che avevo preparato me ne è avanzato uno solo...
 
Non so quante volte ho rischiato l'infarto. E' stato un lavoro che mi ha impegnata moltissimo tempo, energie... ma soprattutto ha messo a dura prova i miei nervi.
Sono una persona molto emotiva, quindi, consapevole che un gesto sbagliato avrebbe compromesso tutte le ore di lavoro,  avevo le mani che tremavano pericolosamente.
 
Ma la voglia di vederlo finito mi ha sostenuta.
 
Mentre i pezzi asciugavano ho preparato la decorazione centrale del gazebo: il piedistallo  in florist paste e le piccole stelle di Natale bianche in ghiaccia reale. Quando tutto si è asciugato per bene ho assemblato.
 
Un mattino, all'alba, il mio piccolo castello di filigrana è nato. Era finito.
 
Ho provato una soddisfazione incredibile. Soprattutto perché non pensavo ci sarei riuscita... Ma il mio gazebo era proprio lì, davanti a me... pronto per essere posizionato su una delle due torte che avrei ricoperto di ghiaccia reale.
 
 
 
 
Nel frattempo avevo un'altra torta da ricoprire e decorare. 
 
Dopo averla rivestita di marzapane e pasta di zucchero ho cominciato a realizzare la decorazione che, sapevo, mi avrebbe impegnata molto: bridgless extension work. Questo tipo di decorazione non ha il ponte di ghiaccia  - linea su linea - di supporto.
Avevo fretta... tanti impegni e tanto lavoro ancora da fare, quindi, per "sbrigarmi" questa volta ho optato per il beccuccio n. 0 anzichè lo 00 che uso abitualmente quando realizzo questo tipo di decorazione.
Ho puntato una quantità incredibile di spilli sterilizzati e ho cominciato con il filo di ghiaccia che avrebbe poi di supportato le linee verticali. E poi ho cominciato a realizzare gli extension.
Un paio di volte il filo su cui poggiavo le linee verticali mi si è spezzato... ma sono riuscita a ripararlo senza grossi problemi.
Poi ho preparato tanti fiocchi di neve che avrei posizionato sopra gli extension,  ho decorato il topper della torta... e ho cominciato a rifinire la decorazione secondo l'idea che avevo in mente.
Anche in questo caso ho dovuto ingegnarmi per capire come sollevare i fiocchi e posizionarli: alla fine ho usato il beccuccio con la ghiaccia :)
 
Quindi la torta era finita... Avrei voluto fare di più... ma il Natale era ormai alle porte e una volta terminata la decorazione del vassoio e aver illuminato con della polvere edibile brillante i fiocchetti di neve sulla torta e sul topper ho deciso che poteva bastare.
 
 




Era il momento di decidere come avrei decorato la torta su cui avrei posizionato il gazebo...
 
L'avevo già ricoperta di ghiaccia: un lavoro che mi ha impiegato 5 giorni più il tempo per far asciugare il marzapane.
Per quest'operazione, tutt'altro che semplice, di fondamentale aiuto mi è stata la mia cara amica inglese Maureen.
L'ho "tempestata" di email con foto allegate dei vari strati di copertura. Mi ha sempre risposto, prodiga di consigli e mi ha sempre sostenuta anche nei momenti di sconforto. Thanks Maureen!!
 
Al termine delle 4 coperture di ghiaccia la torta non era perfetta... giuro che quest'anno l'esercizio su questa tecnica sarà una mia priorità: l'anno prossimo voglio che la copertura in ghiaccia sia impeccabile.
 
... Qualche anno fa avevo un'idea: dedicare una torta al mio Maestro: Eddie Spence.
 
Chiacchierando con la mia "g", lei me lo ha ricordato... e, in effetti, mi sarebbe proprio piaciuto rendergli un tributo.
Subito nella mente mi è apparsa l'immagine della magnifica torta con il gazebo che avevo vista in occasione della Squires Exhibition 2011. E in quel preciso momento ho deciso la decorazione.
 
In effetti è poi la stessa che realizzai in occasione della Comunione/Cresima di mio figlio Matteo... ma ora ho un po' d'esperienza in più... :) Dovevo solo caratterizzarla un po'... rendendola più natalizia.
 
Quindi ho realizzato tanti fiocchi di neve, di dimensioni e forme diverse. Al momento di posizionarli avrei deciso quali e quanti scegliere.
 
Dopo aver preso tutti i punti di riferimento in modo che la decorazione fosse più precisa possibile, ho cominciato a lavorare: continuous scrolls sul bordo superiore, pull-ups su quello inferiore.
 
Poi ho posizionato i fiocchi, ho realizzato la decorazione del vassoio... e, infine, quando tutto si è asciugato, l'ultima cosa: ho posizionato il gazebo.
Un'operazione, questa, che mi ha fatto tremare ancora una volta: per cautelarmi maggiormante l'avevo attaccato su un  esagono di florist paste, in modo che fosse più facilmente trasportabile... però... beh... l'adrenalina nel mio sangue scorreva lo stesso in quantità elevate...
 
Ho guardato la torta: sì, ero proprio soddisfatta.
 
Ho terminato il mio piccolo - ma nemmeno poi tanto- castello.
 
Mi sono accovacciata vicino al termosifone, godendomi il tepore sulla schiena, con in mano una tazza di caffè: mi sono sentita pervasa da quello svuotamento che mi prende ogni qual volta finisco un lavoro.
Allo stesso tempo ho goduto della sensazione meravigliosa di aver terminato: di essere riuscita a terminare il progetto, esattamente come lo volevo.
 
Ho dato tutta me stessa... mi sono sentita distrutta... ma felice.
 
Lascio a voi giudicare il risultato. Per quel che mi riguarda, nonostante sia consapevole che nei miei lavori i difetti ci sono sempre, quasta volta -una volta tanto- mi sento soddisfatta del lavoro svolto.
 
Vi lascio qualche immagine del mio "castello": la torta con il mio gazebo di Natale.
 
 
 



 



E con questo ultimo post per l'anno 2012, vi lascio augurandovi un sereno Natale e un migliore 2013.
Ne abbiamo tutti bisogno...
 
A presto,

mercoledì 5 dicembre 2012

Dopo la pioggia... viene il sereno... :)



E arriva anche il Natale... :)

 
 
Alle spalle i momenti di sconforto -tutto passa- eccomi di nuovo qui... :)
 
Questo è un lavoro che ho preparato per un prossimo corso. Finalmente sono riuscita ad utilizzare questo cutter che avevo acquistato a maggio di quest'anno alla BSG Exhibition di Telford.
E' stato l'oggetto dei miei desideri per anni. L'ho cercato ed ero certa che lo avrei trovato e acquistato in quell'occasione, tant'è che appena entrata avevo dichiarato che sarebbe stata la prima cosa che avrei fatto.
 
La storia di questo cutter (tagliapasta, in italiano) così sagomato risale a qualche anno fa quando, sempre cercando di imparare da chi era molto più bravo di me, mi capitò di imbattermi in una torta decorata, realizzata da una signora inglese. Non solo avevo ammirato il lavoro ma rimasi subito colpita dalla forma del cutter che aveva utilizzato, appunto.
 
Succede che quando qualcosa mi colpisce, divento ancora più caparbia del solito: ogni tanto provavo a fare qualche ricerca in rete, senza successo.
 
Poi, proprio quest'anno mi capitò di vedere una foto... e capii immediatamente che avevo trovato quello che cercavo da così tanto tempo...  E realizzai, immediatamente dopo, che avrei potuto acquistarlo già in occasione della mia visita alla Squires Exhibition di marzo 2011: ci ero passata vicino senza nemmeno vederlo :)
 
Purtroppo però sono molto lenta nella progettazione e nello studio delle idee... infatti, poiché ho il vizio di rendere partecipi tutti delle mie scoperte, lo stesso cutter era stato acquistato anche da chi era con me... e utilizzato prima di me :))) 
Il mio invece, insieme ad altre cosette, era rimasto dentro un cassetto. Ogni tanto lo tiravo fuori e lo guardavo... cercando di farmi venire un'idea per utilizzarlo. E l'occasione giusta non arrivava mai.
 
Poi, dovendo studiare questo progetto, ho pensato che potessi adattare l'idea.
Così è nata questa placca Natalizia. In realtà pensavo a una torta...
 
Proviamo ad immaginarla: il top centrale realizzato con questo famoso cutter e l'angioletto a pressure piping. Il tutto contornato da un overpiping in ghiaccia reale, magari linea su linea, utilizzando beccucci n. 2, e 1.
E sulle pareti della torta la decorazione a brush embroidery: agrifoglio, vischio e rose di Natale tutte bianche, appunto... magari, se proprio proprio si vuole, con qualche accento dorato... che ne dite?
 
Io ce la vedo proprio una torta fatta così... :)))
 
Vi lascio ai preparativi che precedono le festività natalizie...
 
Per quel che mi riguarda devo cuocere una fruit cake (ebbene sì, anche io quest'anno ho ceduto alla tentazione), ricetta rigorosamente di Eddie, mi sembra ovvio :))...ma soprattutto  domani mi dedicherò al compleanno di mio figlio Lorenzo: 10 anni (è arrivato al primo compleanno con due cifre!!) che ha una sola richiesta.
Ed è stato molto chiaro:
 
"Mamma, voglio una torta al cioccolato... NON DECORATA!!!"
 
Questo perché conoscendo i miei tempi biblici di progettazione rischiava di non vederla fino all'estate prossima, almeno :)
 
Per concludere vorrei rivolgere un pensiero a tutti voi che mi avete scritto qui sul blog, ma anche privatamente, e sostenuta in un periodo un po' particolare della mia avventura.
Grazie di cuore.
 
A presto,
 

martedì 6 novembre 2012

Game Over

 
 


Non sempre i sogni diventano realtà: a volte incontrano molti ostacoli... e il cuore da solo non basta...
A volte questi sogni sembrano diventare progetti che possono avverarsi...  poi, invece, riacquistano la loro natura di sogni...
Così si conclude il progetto dell'Accademia.
Lunedì 12 novembre p.v. terrò l'ultimo corso: la scuola è nata con me....
E si concluderà con me.

E' giusto così... è un cerchio che si chiude.
Ringrazio le mie amiche, prima che insegnanti da me scelte per la scuola che, con me, ci avevano creduto e mi avevano dato la loro fiducia...

A breve il sito verrà chiuso e tutto entrerà a far parte dei ricordi...

Game over.

domenica 21 ottobre 2012

Pensieri in libertà...

 
 
 
 

Questa volta non ho  nuove immagini da mostrare, non ho lavori da raccontare.

Quando l’amarezza prende il sopravvento mi ritrovo qui, sola con me stessa… con mille pensieri che vagano per la testa.

Disperatamente cerco di mettere ordine, cerco di dare loro un filo logico, cerco di dimenticare… o semplicemente di trovare quel po’ di serenità che mi spinge ad andare avanti ancora un po’, un passo dopo l’altro, in questa avventura.

All’inizio di questo mio percorso ero piena di entusiasmo, piena di convinzioni ingenue, forte della passione che sentivo e che mi ha spinta a percorrere una strada contro il parere contrario di tutti.
 
Ho accarezzato, coltivato i miei sogni, li ho trasformati in realtà e sono stata felice di avere avuto questa fortuna.
Non ho mai pensato di seguire questa strada per averne, un giorno, un tornaconto.

Ma la vita spesse volte ci spinge verso percorsi che nemmeno ci aspettiamo.  Così, pochi mesi dopo il primo corso con Eddie, mi venne proposto di tenere dei corsi… e la mia vita si è trasformata.

Insegnare mi piace moltissimo… ma è un “di più”. La cosa veramente importante per me, è seguire quell’ideale che è ancora nella mia testa: imparare e migliorare sempre di più.

Mentre percorrevo questa strada ho cercato di condividere il più possibile, quando scoprivo un libro utile ne ho parlato. Ho cercato di dare anche ad altri, appassionati come me, gli strumenti che con fatica e dispendio di tempo, trovavo.

Mi è capitato, a volte, di avere quelle che io chiamo ironicamente “idee meravigliose”, illuminazioni preziose che, capisco solo ora, hanno aiutato solo altri. A me hanno dato ulteriori delusioni.

Come quella di chiedere la traduzione in italiano del libro di Eddie Spence.

Chi mi segue forse ricorderà che proprio da quell’idea nacquero le traduzioni per Squires Kitchen. Ho accettato di fare quelle traduzioni perché non esisteva, e tuttora non esiste, nessuna letteratura. Anzi, no: ora esistono quelle traduzioni, per quel poco che valgono.

In molti avranno pensato che fossi stata pagata o che in qualche modo avessi avuto un ritorno di qualche altro genere.
No.
Nessun ritorno. Di nessun genere.
Solo la soddisfazione di averlo fatto e quei numeri sul blog che mi segnalavano quante volte fossero state scaricate quelle traduzioni.

Le mie soddisfazioni sono state del tutto personali: ho ricevuto il ringraziamento di Eddie, e questo è stato già moltissimo, ma in pochi, pochissimi, nonostante quei numeri che vedevo, si sono soffermati anche solo a lasciarmi un semplice “grazie”.

Quella che era nata come “un’idea meravigliosa” è rimasta sepolta in un cassetto: la traduzione in italiano del libro di Eddie nemmeno oggi, a distanza di oltre un anno, ha avuto un seguito.

Ho perseguito altri ideali… mi sono fidata e affidata a persone a cui ho offerto il mio lavoro, sempre fiduciosa.
Troppo.
Sempre in cambio di niente.
 
Stringevo nella mano quelle che credevo fossero pietre preziose. Ora di tempo ne è trascorso… apro le dita di quella mano e scopro che nel palmo altro non è rimasto che un mucchietto di cenere…
Insieme a questo, nel corso del tempo, ho vissuto la delusione di vedere quotidianamente che anche in questo mondo la cosa più importante è sapersi vendere.

E ora è arrivato il momento di tirare le somme.

Da diverso tempo lo dico… ma ultimamente, sempre di più, sto maturando una decisione.

Alcune porte che credevo aperte si stanno forse chiudendo. Altre forse si apriranno.

E’ un momento di svolta: di confusione e riflessione.

Perché forse, in questo turbinio di emozioni, ultimamente troppo spesso negative, mi sono persa.

E ho bisogno di ritrovarmi.