Ancora di più se la condividi con persone che conosci, persone che sono state tue allieve, consapevole che, forse, il primo seme di questa passione lo hai seminato proprio tu.
Accompagnarle in Uk semplicemente per tradurre Eddie, dal momento che alcune di loro non parlano la lingua inglese, è stata per me una gioia vera. E stato come aiutarle a realizzare il loro sogno, ed è una sensazione che mi fa stare bene.
Susanna, Pinuccia, Mirella, Carla, Catia e Tiziana si sono trovate insieme, unite in questa esperienza, con la sottoscritta ad accompagnarle.
Bournemouth ci ha accolte con la sua aria gelida, pungente. Con i suoi cieli azzurri, i tramonti arancioni e le nuvole rosa. Le casette colorate e quelle di mattoni rossi. Con la sua primavera, i peschi e i ciliegi già in fiore.
E Eddie e Tracy, questa splendida coppia che ha i potere di far innamorare di sé. Perché è proprio così. Non ci si innamora solo della ghiaccia frequentando un corso con Eddie: ci si innamora di lui e della sua inseparabile compagna, di quello che trasmettono loro due insieme, dell'amore che hanno l'uno per l'altra e di come si trovano uniti nel trasmettere a tutti la passione per la ghiaccia reale.
E così è stato, ancora una volta.
Ho visto gli occhi delle "mie ragazze" illuminarsi, ho letto lo stupore sui loro volti, ho visto accadere a loro la stessa cosa che accadde a me la prima volta che incontrai Eddie e Tracy.
La magia si è compiuta di nuovo.
Le giornate sono trascorse tra conetti, beccucci, esercizi e il progetto di questa torta, pensata per la festa della mamma - o anche per un compleanno - che pian piano si formava.
A cominciare dai pezzi di collar e del ventaglio. Il lavoro andava spedito, senza particolari difficoltà.
Anche il nostro gruppetto ha cominciato a conoscersi di più, alcune di loro non si erano mai nemmeno viste ed è stato bello veder nascere una bella armonia.
E' perfino successo che si siano formate delle "coppie di fatto", come amavo scherzarci sopra,che ci hanno allietato le giornate e fatto sorridere di cuore.
"Cip e Ciop" "Mimì e Cocò"
Inotre Susanna, italiana ma che vive in Spagna, ha colpito il cuore di tutti gli inglesi del club che ci ospitava, fino al punto che uno di loro, durante una pausa, l'ha invitata a ballare in pista!
Ho visto crescere il progetto di questa torta, molte volte ho invidiato un po' le mie compagne perché avrei voluto essere una di loro. Ho visto Eddie tranquillo e orgoglioso del lavoro svolto.
Ho amato ogni momento di questo viaggio.
Quando la torta è stata montata, l'ultimo giorno, sono rimasta come sempre a bocca aperta, perché nonostante sia abituata a vedere un progetto formarsi sotto le mie mani, o sotto quelle delle "mie ragazze" come in questo caso, non riuscivo a visualizzarla finita.
A torta terminata però, ho pensato che Eddie è lui, unico: solo e soltanto lui. Nessuno mai riuscirà ad eguagliarlo. I suoi progetti portano la sua firma stampata fin nel più piccolo granello di zucchero a velo.
Questo, in particolare, porta anche la firma di Tracy che lo ha voluto fortemente proprio così come è stato realizzato: colori e forma.
I quattro giorni sono volati... Tra lacrime e abbracci abbiamo salutato la dolcissima Tracy e Eddie, che per l'occasione ha voluto indossare per noi il Kilt, con la promessa che ci saremmo rivisti al più presto.
In men che non si dica ci siamo trovate in camera a corso finito. Alcune di noi sarebbero partite la sera stessa della fine del corso. Le altre il giorno successivo.
Tornate a casa, tutte con le torte perfettamente integre (io senza torta ma con qualcosa di ancora più prezioso, forse), abbiamo sentito nel cuore quel sentimento che avvolge dopo un'esperienza come quella appena vissuta. Senti che tutto ti manca.
A me manca la colazione del mattino con tanta frutta,
mi manca il vento leggero, ma freddo e pungente che mi soffia sul viso,
mi manta l'abbraccio di Eddie,
mi manca il sorriso di Tracy,
mi manca la passeggiata della sera per andare a mangiare,
mi mancano Pinuccia e Carla che battibeccano amorevolmente,
mi mancano Tiziana e Susanna che scoprono di avere una miriade di punti in comune,
mi manca Catia con la sua macchina fotografica sempre in mano e il sorriso sul viso,
mi manca Mirella, con la sua gentilezza e la sua disponibilità.
Mi manca alzare lo sguardo al cielo e vederlo così azzurro, mi manca vedere la bandiera inglese mossa dal vento, sventolare dal pennone proprio sotto una delle finestre della stanza dove si svolgeva il corso, mi manca il mare, la sabbia rossa e quei sassi dalle forme arrotondate, vicino al molo, levigati dal vento e dal mare.
E penso a quella frase sulla nostalgia che ho letto tempo fa e di cui non ricordo l'autore:
"La nostalgia non è mancanza. E' presenza di persone, luoghi, emozioni che tornano a farci visita. "
Quella porta, dipinta di vernice rossa, ha rappresentato per tanti anni la realizzazione di un sogno.
Dietro quella porta, la casa di Annie, c'era Eddie. Mi ricordo di essere stata così timorosa, quando proprio lì, cinque anni fa, cercavo di trovare il coraggio di premere il pulsante del campanello, mentre scorgevo dalla finestra il mio mito, il grande Eddie Spence, all'interno.
Per due anni sono venuta qui, davanti a questa porta. Per tanto tempo ho sognato di ritornanrci. Poi, qualche anno fa Annie, per motivi logistici, decise di cambiare sede e per altri due anni i corsi con Eddie si svolsero in un padiglione all'interno di un parco, non troppo lontano da quella porta rossa.
Quest'anno però torno alle origini. Dietro quella porta rossa ci sarà un altro sogno. Ci sarà il mio Eddie e un grande progetto, una grande sfida.
Come sempre non so esattamente cosa faremo. E' sempre una sorpresa con Eddie. Ma poiché lui è un grande Maestro non mi preoccupa sapere i dettagli: sono certa che mi stupirà come sempre.
Quest'anno saremo un piccolo team di persone: Eddie e Tracy, Annie, Tony ed io.
L'idea è quella di realizzare in 4 giorni un flange cake: una torta con pannelli obliqui alla base e sul top ma i disegni li porterà Eddie quando arriverà.
Tony ed io arriviamo due giorni prima: lui da New York e io dall'Italia. Aiutiamo nella preparazione del corso, setacciamo montagne di zucchero al velo, prepariamo chili di ghiaccia poi aiutiamo Annie a realizzare delle rose, sempre in ghiaccia, per una wedding cake che deve preparare...
Ed ecco che di pomeriggio squilla il campanello di casa, e quando apro la porta c'è Eddie che mi sorride ed è pronto ad abbracciarmi. Dietro di lui Tracy, la sua amatissima compagna, un'anima pura, dotata di una sensibilità rara.
Anche Eddie appena arrivato si interessa a quello che stiamo facendo. Controlla che tutto sia a posto per il giorno successivo, quando cominceremo a lavorare al nostro progetto, e ci dà qualche indicazione.
Il tempo passa in fretta come sempre e il giorno dopo siamo tutti pronti.
Eddie ci consegna i disegni... io non riesco a visualizzare nella mia mente la torta finita... ma comincio subito a ritagliare e attaccare sulle tavole di legno i pezzi che dovremo realizzare a run-out. La torta sarà un parallelepipedo a base quadrata, con tre pannelli per lato più i pannelli obliqui... quindi dovranno essere 36 pezzi che compongono la torta, più altri in più per precauzione ... "just in case..." :)
Decidiamo tutti insieme che questa volta lavoreremo con beccucci n.0 e n.00 e anche questo è un ulteriore difficoltà... ma tutti insieme vogliamo "osare"... del resto con Eddie che ci giuda siamo certi che non avremo difficoltà.
E si comincia...
A fine giornata Eddie è soddisfatto, contento del lavoro eseguito e pronto per ricominciare.
I pezzi sono tantissimi, i primi due giorni li passiamo tra run-out, filigrane realizzate con il beccuccio n. 00 e 0 e puntini...
"Dotty (così mi ha ribattezzato Annie) makes dotties!" è il tormentone che mi perseguita in quelle giornate :)
La torta che stiamo preparando su base di polistirolo è un progetto di Eddie. Ci racconta che la disegnò 45 anni fa per una competizione. Siamo così onorati e felici di poterla rifare e vederla rinascere!
Realizzare le filigrane floreali con il beccuccio n.0 non è per niente facile ma ci riusciamo anche se non sono proprio perfette...
Poi, quando tutto è pronto, il quarto giorno cominciamo a montare la torta.
Eddie comincia ad attaccare tutti i pannelli insieme, pronti per essere posizionati sulla torta. Comincia dal top e attacca insieme i tre collars. Subito dopo attacca le parti interne che sorreggeranno i pannelli obliqui e quindi attacca questi ultimi.
Posizioniamo e attacchiamo i dummies sul vassoio, Tutto è ricoperto rigorosamente di ghiaccia.
Quando tutto è pronto ecco che Eddie comincia ad attaccare i pannelli laterali sulle pareti della torta.
E piano piano si compie la magia: tutto il nostro lavoro comincia a prendere forma... man mano che il lavoro cresce e rinasce sotto i nostri occhi anche noi, le persone che ci hanno lavorato per 3 giorni, rimaniamo senza fiato...
Purtroppo non ho foto bellissime. Avevo solo il cellulare con me... quando Annie mi manderà le foto della torta ne pubblicherò di migliori... per ora ho solo queste...
Cominciamo a rifinire la torta: running beads tutt'attorno, a turno ci scambiamo per cercare di finirla.
Eddie sembra ansioso di vederla completata e corre... va veloce...
Siamo incappati in incidenti di percorso. Più di una volta abbiamo rischiato l'infarto tutti quanti: un attrezzino caduto provoca la distruzione di tre pannelli già montati (per fortuna avevamo quelli di scorta e il danno è stato presto rimediato), puntini che si staccano... e doverli rifare quando la torta è già montata col rischio di distruggere tutto è uno stress che non auguro a nessuno.
Ci sono stati momenti dove siamo scappati via tutti dalla stanza dove Eddie stava assemblando la torta perché la tensione era altissima. Alle volte Eddie, in alcuni passaggi particolarmente delicati, preferiva lavorare senza noi intorno...
Attaccati tutti i pannelli e il top, lo aiuto a completare le rifiniture. Le sue mani hanno i crampi, quindi tutti ci adoperiamo per aiutarlo.
Per ultimi attacchiamo il fiore centrale e i piccoli panneli che rifiniscono il top torta.
Mentre attacchiamo il fiore si stacca un petalo... tutti rimaniamo con il fiato sospeso fino a che non siamo certi che sia posizionato in modo sicuro.
La lasciamo asciugare un po' sotto le lampade prima di realizzare le ultime rifiniture.
Ed eccola. E' terminata.
Annie attacca i nastri che ricopriranno il bordo del vassoio.
Noi cerchiamo di fotografare il più possibile. Siamo rimasti tutti incantati davanti alla torta finita. E' davvero spettacolare.
I progetti di Eddie sono sempre meravigliosi ma questo...beh... questo di più.
Eddie e Tracy a fine giornata ci salutano. Sventoliamo le braccia mentre se ne vanno in macchina. Io e Tony salutiamo Annie che ci ha ospitato e ci avviamo verso il Talbott Inn. Seduti a uno dei tavoli sorseggiamo un cocktail chiacchieriamo, ripercorrendo i giorni trascorsi insieme, stanchi ma soddisfatti.
Questa notte, l'ultima per me, la trascorrerò in questo albergo che nel frattempo ha cambiato gestione.
Molte cose sono cambiate... saluto Eynsham, questo grazioso villaggio vicino a Oxford che mi ha ospiatata ancora questa volta con le sue casine di pietre, i fiori sul ciglio delle strade, i giardini sempre curatissimi e le case con i tetti fatti di legno.
Seduta alla fermata del bus che mi porterà a Oxford con la mia valigia al fianco ritorno con la mente a quella porta rossa. Mi sono voltata un'ultima volta prima di andarmene... e con un sorriso che ho visto solo io, ho salutato...
Sì, perché dietro ogni mio lavoro si cela una storia, una storia che io devo raccontare. Solo dopo riesco ad andare avanti, a dedicarmi ad altri progetti...
Quindi...
C'era... tutt'ora c'è e spero ci sarà sempre, Roberta.
La mia amicizia con lei è nata al tempo della scuola materna: la conobbi che Serena aveva 4 anni: lei, Roberta, era la sua insegnante. E' stata anche l'insegnante di Matteo... purtroppo non di Lorenzo.
Come sempre, quando incontro persone speciali, quando temo di perderle, quando ho paura che escano dalla mia vita, cerco di instaurare nuovi rapporti.
Con Roberta è nato tutto così. L'ho amata, apprezzata e ammirata come insegnante dei miei figli e avrei tanto voluto conoscerla di più. Ma spesse volte il fatto che fosse anche l'insegnante dei miei figli poteva creare situazioni "delicate". Con lei, ho voluto attendere che il nostro rapporto genitore-insegnate si esaurisse per proporle una vacanza tutti insieme al mare.
Roberta ha trascorso con noi qualche giorno, col tempo ha visto nascere Lorenzo e lo ha visto crescere... così come sta vedendo crescere Matteo e Serena.
Per lei feci anche un'altra torta, quella per il suo compleanno. Lei è una delle poche che ha ricevuto le mie torte, quelle vere, in regalo. L'unica che ne ha avute due.
Roberta rappresenta un punto fermo nella mia vita: ci sono persone che ti entrano dentro. Con lei capita che quasi non ci sentiamo per mesi: i miei impegni e i suoi non ci permettono di vederci spesso. Eppure, quando ci incontriamo, ci sembra di aver interrotto un discorso appena cominciato, quasi che ci si sia stata solo una piccola pausa, lo spazio necessario per un caffè... Invece, magari, di tempo ne è trascorso davvero tanto...
Roberta si è sempre offerta di aiutarmi con i bambini, così un giorno, in occasione di uno dei miei viaggi per seguire i corsi di Eddie, le chiesi se se la sentiva di stare al mare con i miei bimbi da sola.
Lei accettò... mi disse che si divertì un mondo. E così, quando devo viaggiare e stare via qualche giorno durante la settimana, lo chiedo a lei. Ho sempre un po' di timore di approfittarmi troppo della sua disponibilità ma capisco invece che per lei è un piacere vero quando, al mio ritorno, mi ringrazia per averle fatto vivere questa esperienza con i miei figli. E questa è una cosa immensa.
Roberta è stata con i miei bambini anche in occasione del mio viaggio a Birmingham.
Un giorno mi dice che vorrebbe parlarmi: mi racconta che vorrebbe una torta speciale... e vorrebbe che la facessi io. Maurizio è il marito di Roberta e compirà 50 anni.
Mi chiede se posso fargli io la torta: vuole rendere diverso e importante il compleanno di Maurizio. La torta sarà il suo regalo e una sorpresa.
Accetto subito, ovviamente.
Roberta mi dice che Maurizio ama gli orologi, quindi vorrebbe che il tema della torta avesse a che fare con il tempo.
La mia mente, a quel punto, si è messa in moto. Ho cominciato a pensare, a progettare. Ho trovato immagini che mi ispirassero e finalmente, carta e matita alla mano, ho cominciato a disegnare.
Volevo una torta importante. Importante come lo sono Roberta e Maurizio. Perché se Roberta può stare con la mia famiglia è anche merito di Maurizio a cui tutti in famiglia vogliamo bene.
Ma volevo anche altro.
Volevo dimostrare a Roberta, a Maurizio, che il tempo che mi dedicano dà i suoi frutti. Volevo dimostrare con il mio lavoro che imparo e cerco di migliorarmi sempre.
Ho attinto alle mie esperienze per progettare la torta. Ho voluto una torta a doppio collar e doppi pannelli laterali. La torta all'interno rotonda con un quadrante di un orologio come topper.
I colori li ho decisi subito: bianco, oro e blu. Quindi ho cominciato a progettare. Non è stato semplicissimo, mi ha richiesto diverso tempo... ma mi piace disegnare e risolvere i problemi che mi si pongono man mano.
Il tempo...
Era per me tempo che mi dedicassi ancora a una torta. E mentre la progettavo ho risentito fluire ancora quell'energia, quella passione che era rimasta sopita dentro di me ma che ora... dopo tutto questo tempo, ho sentito ancora avvolgermi, in un caldo abbraccio.
A quel punto il tempo non esisteva più. Non ho contato le ore, i giorni. Progettavo e realizzavo.
Prima i pannelli laterali bianchi e blu, poi quelli con le filigrane, Poi il collar superiore bianco e blu e quindi quello sopra che sarebbe stato bianco e oro.
Ed infine il quadrante dell'orologio. Tutto, rigorosamente in ghiaccia reale.
Ho cucinato la torta al cioccolato, (la torta Manuela di Marisa C che avevo già usato come base per la torta della Cresima di Lorenzo) e l'ho tagliata in tre strati che ho farcito con ganache al cioccolato aromatizzata al rum -come mi ha suggerito la mia "g"- : una goduria.
Poi l'ho rivestita di marzapane e pasta di zucchero.
Quindi ho posizionato il quadrante, costruito intorno la cassa esagonale dell'orologio, ovvero la struttura che avevo realizzato completamente in ghiaccia, e i due collars.
Mi sono resa conto che per disegnare questi progetti bisognerebbe avere un programma al computer. La precisione è fondamentale, infatti qualche inesattezza, seppur avessi prestato particolare attenzione, c'è stata.
Per fortuna ai corsi con Eddie abbiamo anche imparato a risolvere i problemi che potrebbero porsi e... beh... diciamo che quelle imprecisioni le ho viste solo io... :)
Ho volato sulle ali del tempo... con l'orologio che scandiva le ore... Ho dipinto i particolari con l'oro in polvere diluito in alcool alimentare. Ho guardato crescere il mio progetto.
Ho amato creare il quadrante rotondo dell'orologio, passargli il colorante in polvere marrone per conferirgli quell'effetto "anticato", creare i numeri romani e le lancette.Ho osato con il nero e l'ho fatto realizzandole direttamente sul quadrante.
Durante tutto il tempo ho pensato a quanto mi stessi divertendo, cosa che non mi accadeva da moltissimo. Ho imparato ancora tantissime cose...
Questa è una torta che mi ha fatto crescere... in tutti i sensi.
Ho lasciato alle mie spalle un periodo buio, ho salutato il mio papà che spero sia felice in cielo... e mi ci è voluto un po' di tempo per farlo. Ho avuto il tempo per il lutto.
Ora è tempo di rinascere... e quest'orologio creato per Maurizio e Roberta è stato anche un po' il mio orologio.
Le lancette segnano la mezzanotte passata solo di qualche minuto: si può festeggiare, si possono inviare gli auguri (perché farli prima non va bene...)...
Maurizio, Auguri!!!
Ed è un giorno nuovo anche per me. Un giorno brillante come l'oro di questo orologio.
Colorato di un azzurro intensissimo... quasi blu.
E decorato, ricco di nuove esperienze... di persone nuove...
E poi... chissà...
Roberta ha ritirato la torta, si è commossa. Maurizio, ho saputo poi, è rimasto incantato. Nessuno voleva tagliare la torta... Ma le torte sono e rimangono torte. E vanno consumate... anzi! Oggi telefonerò per sapere se era anche buona :)
C'è un tempo per ogni cosa... ora questo tempo è anche un po' mio...
Il tempo scorre. A volte lento, altre volte più veloce.
Ed è tempo di pensare che la vita continua, è tempo di rinchiudere il dolore in quello spazio preciso dentro il nostro cuore e ricominciare a sorridere.
I miei bambini sono un grande aiuto, rendono il mio cuore più leggero. Sono l'anima, la gioia, la vita della mia casa e guardando loro ritrovo la voglia di sorridere e di ridere.
E' arrivato anche il tempo, quindi, di pensare all'ultimo dei miei figli, Lorenzo, il piccolo di casa, che domenica riceverà i Sacramenti della Comunione e Cresima in un'unica cerimonia.
Ovviamente la torta è appannaggio mio... :)
Il primo punto da affrontare è stata la base: Lorenzo voleva una torta al cioccolato, ma quale base scegliere? Alla Cresima di Matteo avevo optato per una mud cake, buonissima ma un po' pesante soprattutto dopo un pranzo di cerimonia. Questa volta volevo una base umida, che non richiedesse la bagna, ma un po' più leggera.
Ho chiesto consigli a diverse persone ma ho voluto provare la torta Manuela, consigliatami dalla mia "g" che si lamenta sempre che non le do mai ascolto :)
Per capire se sarebbe piaciuta ho fatto una prova, o meglio, ne ho fatta preparare una da mia figlia Serena che, da qualche tempo, si diverte a pasticciare in cucina... con ottimi risultati devo dire!
La torta che ne è risultata è umida, abbastanza densa ma non stucchevole. E, cosa non da poco, semplicissima e veloce da preparare.
Alla prova assaggio Lorenzo ha molto apprezzato (e non solo lui...) quindi la scelta è stata quasi obbligata.
Gabriella, come sempre, aveva ragione.
Grazie mrn! Come farei senza di te...
Parlando di decorazione ho avuto qualche problema a stabilire il progetto.
Avevo abbastanza chiaro in mente cosa avrei voluto rappresentare, molto meno i soggetti da scegliere.
E poi avevo da decidere tutta la decorazione della torta.
Un aiuto inaspettato mi è venuto da una mia cara amica, Daniela, architetto, che già in passato mi aveva aiutata a disegnare con Autocad un collar. Diverso tempo fa le avevo inviato la fotografia di un collar ovale di Eddie (Spence) e le avevo chiesto se poteva disegnarlo per me.
Proprio qualche giorno prima di iniziare la preparazione della torta, ecco che Daniela mi invia il disegno del collar... E mi ha risolto la situazione.
Il collar era un ovale con le lunette e filigrane. Una meraviglia. Me ne ero innamorata appena visto e avevo chiesto a Eddie se poteva regalarmi il disegno. Purtroppo, nelle mille cose da fare quando si è con lui, se ne scordano parecchie... e quel disegno del collar è rimasto nel cassetto di Eddie..
Avere Daniela, per me, è una grande risorsa. Quando sono in difficoltà le chiedo aiuto e lei, nonostante i mille impegni, trova il modo di aiutarmi.
Daniela, grazie... grazie mille volte.
La realizzazione dei due collars è stata impegnativa, prima di tutto per le dimensioni: quello più grande, ovale, da punta a punta, misurava 35 centimetri. Enorme.
Insieme al collar con le lunette ne ho preparato un altro, il secondo ovale semplice, che avrei posizionato sopra il primo e l'ho decorato con i motivi floreali che avrei riportato su tutta la torta.
Ho realizzato la placca a run out per il top della torta. e realizzato i tre puttini in festa che sorreggono le ghirande di fiori adattando un disegno che sempre Eddie mi aveva donato molto tempo fa.
Preparate le basi, farcite di ganache al cioccolato (non tutto fondente perché a Lorenzo non piace) ho ricoperto la torta di marzapane, quindi di pasta di zucchero.
Ho realizzato la decorazione laterale, sul top della torta e sul vassoio. Il tutto mi ha impiegato un paio d'ore.
Ho posizionato l'ovale centrale e i due collars. Ho temuto che quello più grande si spezzasse, date le sue dimensioni ma tutto, sorprendentemente, è andato bene.
In ogni caso avevo pronto un altro collar (ne avevo realizzati due... non si sa mai...).
Una volta realizzata la decorazione sul bordo del vassoio la torta era finita.
Lorenzo, vista la torta finita ha esclamato:"Mamma! Ma ti rendi conto che ti sei superata???!!" e mi ha aperto il cuore...
Come sempre lascio a voi giudicare il risultato. Personalmente non sono soddisfatta, ho incontrato diversi problemi legati proprio alla forma ovale della torta, ma sono consapevole che è di grande impatto visivo: il disegno del collar è magnifico.
Questa torta è la dimostrazione che proprio questo tipo di decorazioni si possono adattare anche alle nostre torte, italianissime: avere la possibilità di prepararle prima è un grande aiuto.
...della serie: non faccio solo torte di polistirolo... :)))
In un certo senso ho compensato tutti i natali passati, quando presa da mille altri impegni per questa festa, LA FESTA, ho sempre fatto molto poco, giusto qualche biscotto o forse anche nulla.
Ma quest'anno no.
Già da tempo desideravo provare a preparare una fruit cake. In occasione dei miei viaggi in UK avevo acquistato la frutta secca occorrente che era rimasta per diverso tempo nella dispensa. A novembre, un po' in ritardo rispetto ai "tempi canonici inglesi" ho pulito, sminuzzato e messo a bagno nel liquore la frutta che avevo.
L'ho lasciata così per circa due settimane e, all'inizio di questo mese, ho preparato due fruit cakes secondo la ricetta di Eddie Spence.
Per la verità ho apportato qualche piccola modifica, ma solo perché volevo sfruttare quello che avevo a disposizione.
Le torte quindi erano due: una 17,5 cm (7") e una 20 cm (8"). Le ho cotte per ore.
Profumo di spezie in tutta la casa.
Una meraviglia.
Poi, periodicamente, le ho bagnate ancora con del rum, proprio secondo tradizione.
E nel frattempo ho cominciato a preparare le decorazioni.
Sapevo già cosa volevo realizzare per una delle due torte: il gazebo del mio grande Maestro Eddie Spence MBE.
Fin dalla prima volta che lo vidi sul suo libro, due anni orsono, i miei occhi avevano accarezzato quell'immagine. Avevano indugiato sui particolari. Avevo letto avidamente le istruzioni per realizzarlo... consapevole però che non era cosa alla mia portata.
Ma quest'anno... beh... in un certo senso mi sono sentita... -come dire?- "pronta".
Avevo preparato le fotocopie: tanti pezzi... ma tanti anche perché volevo che tutto fosse perfetto, volevo correre meno rischi possibile, quindi dovevo realizzarne parecchi in più del necessario per cautelarmi da inevitabili imprevisti e rotture.
Così, il mattino presto mi alzavo e cominciavo a lavorare. Piano piano ho cominciato a costruire "il castello di sabbia dei miei sogni"... ma non avevo sabbia e acqua di mare tra le mani. La mia "sabbia" è stata zucchero a velo mischiato con albume.
I pezzi hanno preso forma. Ho realizzato gli esagoni a run-out, i pannelli laterali, i vari pezzi che componevano il tetto e, infine, le porte.
Poi le filigrane.
Eddie, nel suo libro, spiega come realizzare il gazebo utilizzando una retina di supporto per le filigrane, appunto. Questo dà maggiore resistenza alla decorazione.
Ma io non volevo utilizzare la retina. Ho quindi modificato leggermente il disegno del libro aggiungendo qualche elemento in più, in modo da dare supporto a tutta la struttura.
Poi, quando tutto si è asciugato, ho cominciato ad assemblare il tetto. Con mia grande sorpresa non ho avuto la minima difficoltà nell'assemblaggio e distacco.
Le difficoltà sono subentrate quando ho cominciato ad montare i pannelli laterali: subito le filigrane di tre pezzi si sono rotte... e l'adrenalina nel mio sangue ha cominciato a scorrere...
Per fortuna avevo realizzato dei pezzi in più... e, alla fine, di tutti quelli che avevo preparato me ne è avanzato uno solo...
Non so quante volte ho rischiato l'infarto. E' stato un lavoro che mi ha impegnata moltissimo tempo, energie... ma soprattutto ha messo a dura prova i miei nervi.
Sono una persona molto emotiva, quindi, consapevole che un gesto sbagliato avrebbe compromesso tutte le ore di lavoro, avevo le mani che tremavano pericolosamente.
Ma la voglia di vederlo finito mi ha sostenuta.
Mentre i pezzi asciugavano ho preparato la decorazione centrale del gazebo: il piedistallo in florist paste e le piccole stelle di Natale bianche in ghiaccia reale. Quando tutto si è asciugato per bene ho assemblato.
Un mattino, all'alba, il mio piccolo castello di filigrana è nato. Era finito.
Ho provato una soddisfazione incredibile. Soprattutto perché non pensavo ci sarei riuscita... Ma il mio gazebo era proprio lì, davanti a me... pronto per essere posizionato su una delle due torte che avrei ricoperto di ghiaccia reale.
Nel frattempo avevo un'altra torta da ricoprire e decorare.
Dopo averla rivestita di marzapane e pasta di zucchero ho cominciato a realizzare la decorazione che, sapevo, mi avrebbe impegnata molto: bridgless extension work. Questo tipo di decorazione non ha il ponte di ghiaccia - linea su linea - di supporto.
Avevo fretta... tanti impegni e tanto lavoro ancora da fare, quindi, per "sbrigarmi" questa volta ho optato per il beccuccio n. 0 anzichè lo 00 che uso abitualmente quando realizzo questo tipo di decorazione.
Ho puntato una quantità incredibile di spilli sterilizzati e ho cominciato con il filo di ghiaccia che avrebbe poi di supportato le linee verticali. E poi ho cominciato a realizzare gli extension.
Un paio di volte il filo su cui poggiavo le linee verticali mi si è spezzato... ma sono riuscita a ripararlo senza grossi problemi.
Poi ho preparato tanti fiocchi di neve che avrei posizionato sopra gli extension, ho decorato il topper della torta... e ho cominciato a rifinire la decorazione secondo l'idea che avevo in mente.
Anche in questo caso ho dovuto ingegnarmi per capire come sollevare i fiocchi e posizionarli: alla fine ho usato il beccuccio con la ghiaccia :)
Quindi la torta era finita... Avrei voluto fare di più... ma il Natale era ormai alle porte e una volta terminata la decorazione del vassoio e aver illuminato con della polvere edibile brillante i fiocchetti di neve sulla torta e sul topper ho deciso che poteva bastare.
Era il momento di decidere come avrei decorato la torta su cui avrei posizionato il gazebo...
L'avevo già ricoperta di ghiaccia: un lavoro che mi ha impiegato 5 giorni più il tempo per far asciugare il marzapane.
Per quest'operazione, tutt'altro che semplice, di fondamentale aiuto mi è stata la mia cara amica inglese Maureen.
L'ho "tempestata" di email con foto allegate dei vari strati di copertura. Mi ha sempre risposto, prodiga di consigli e mi ha sempre sostenuta anche nei momenti di sconforto. Thanks Maureen!!
Al termine delle 4 coperture di ghiaccia la torta non era perfetta... giuro che quest'anno l'esercizio su questa tecnica sarà una mia priorità: l'anno prossimo voglio che la copertura in ghiaccia sia impeccabile.
... Qualche anno fa avevo un'idea: dedicare una torta al mio Maestro: Eddie Spence.
Chiacchierando con la mia "g", lei me lo ha ricordato... e, in effetti, mi sarebbe proprio piaciuto rendergli un tributo.
Subito nella mente mi è apparsa l'immagine della magnifica torta con il gazebo che avevo vista in occasione della Squires Exhibition 2011. E in quel preciso momento ho deciso la decorazione.
In effetti è poi la stessa che realizzai in occasione della Comunione/Cresima di mio figlio Matteo... ma ora ho un po' d'esperienza in più... :) Dovevo solo caratterizzarla un po'... rendendola più natalizia.
Quindi ho realizzato tanti fiocchi di neve, di dimensioni e forme diverse. Al momento di posizionarli avrei deciso quali e quanti scegliere.
Dopo aver preso tutti i punti di riferimento in modo che la decorazione fosse più precisa possibile, ho cominciato a lavorare: continuous scrolls sul bordo superiore, pull-ups su quello inferiore.
Poi ho posizionato i fiocchi, ho realizzato la decorazione del vassoio... e, infine, quando tutto si è asciugato, l'ultima cosa: ho posizionato il gazebo.
Un'operazione, questa, che mi ha fatto tremare ancora una volta: per cautelarmi maggiormante l'avevo attaccato su un esagono di florist paste, in modo che fosse più facilmente trasportabile... però... beh... l'adrenalina nel mio sangue scorreva lo stesso in quantità elevate...
Ho guardato la torta: sì, ero proprio soddisfatta.
Ho terminato il mio piccolo - ma nemmeno poi tanto- castello.
Mi sono accovacciata vicino al termosifone, godendomi il tepore sulla schiena, con in mano una tazza di caffè: mi sono sentita pervasa da quello svuotamento che mi prende ogni qual volta finisco un lavoro.
Allo stesso tempo ho goduto della sensazione meravigliosa di aver terminato: di essere riuscita a terminare il progetto, esattamente come lo volevo.
Ho dato tutta me stessa... mi sono sentita distrutta... ma felice.
Lascio a voi giudicare il risultato. Per quel che mi riguarda, nonostante sia consapevole che nei miei lavori i difetti ci sono sempre, quasta volta -una volta tanto- mi sento soddisfatta del lavoro svolto.
Vi lascio qualche immagine del mio "castello": la torta con il mio gazebo di Natale.
E con questo ultimo post per l'anno 2012, vi lascio augurandovi un sereno Natale e un migliore 2013.
Avevo detto che la torta l'avrei fatta a settembre...
Bene... eccola qui :)
Non sempre riesco a mentenere quello che mi propongo... e infatti probabilmente non ci sarei riuscita se una serie di circostanze non fossero sopravvenute.
Galeotta è stata l'occasione di avere un'ospite a casa mia: Susanna, una gentile signora che dalla Spagna è venuta da me per imparare queste tecniche.
Così, insegnando a lei, ho realizzato i collar con l'idea che se il suo si fossse rotto per un qualsiasi motivo, ci sarebbe stato quello fatto da me di scorta.
Invece tutto è andato nel verso giusto... e io mi sono trovata con questo lavoro già fatto.
E allora... quale migliore occasione per riprendere in mano l'idea di realizzare la torta che mi ero ripromessa?
Detto... fatto!
Non ho dovuto far altro che ricoprire una dummy di polistirolo, realizzare le decorazioni di contorno sulle pareti e il topper, la decorazione del vassoio... et voilà: la base era pronta per accogliere il topper e i collars già realizzati.
Devo dire che, a differenza di molte altre volte, mi sono proprio goduta ogni momento. Ho cercato di sforzarmi di essere ancora più precisa, libera dallo stress che spesso mi accompagna quando non so come sarà il risultato finale di un progetto che ho in mente.
Ma in questo caso andavo tranquilla: il disegno del collar è del grande Maestro Eddie Spence... scusate se è poco... :)
Inoltre la torta di Susanna era già finita: naturalmente la sua aveva un topper diverso, pensato proprio per chi si avvicina per la prima volta alle tecniche di pressure piping figures.
E poiché non mi piace "clonare" totalmente un progetto, sulla mia ho voluto aggiungere un piccolo dettaglio che la ingraziosisse e impreziosisse ulteriormente: gli uccellini di contorno.
Nella mia mente ho immaginato che, in volo, fossero improvvisamente attratti dall'immagine centrale della torta e si posassero con leggerezza tra una lunetta e l'altra, quasi ad osservare da vicino le tre fanciulle.
Gli uccellini mi piacciono tanto... e piacciono tanto anche alla mia "g"...
E poiché ho voluto dedicare a lei questa torta sapevo che sarebbe stato un dettaglio che avrebbe apprezzato molto...
Devo dire che, essendo la prima volta che provo a farli, non sono troppo contenta del risultato... ma ci proverò ancora, ovviamente :)
Vi lascio qualche foto...
E questa invece, è la torta di Susanna: con un elfo alato come topper.
A prestissimo, vi do appuntamento con un'altra storia: tra qualche giorno pubblicherò un altro post che parla di me... e di una mia carissima amica che sarà anche una delle insegnanti che ho scelto per l' Accademia ;)
Ieri 18 settembre abbiamo festeggiato Matteo, il mio secondogenito, che ha ricevuto la Santa Cresima e Comunione nella stessa cerimonia.
Trovo sempre estremamente difficile pensare alle torte per i bambini, questa volta ancora di più, considerando il tipo di cerimonia e che non mi piace decorarle con simboli religiosi.
Non potevo lanciarmi negli extension work, che trovo certamente più adatti ad una torta femminile; dovevo pensare a qualcosa che si discostasse totalmente dai miei lavori precedenti quindi l'ispirazione mi è venuta, guarda caso, dal "mio" Eddie...
Il problema era che non sapevo affatto se sarei stata in grado di riprodurre in modo decente quello che volevo realizzare... e il tempo rimasto era davvero poco per esercitarmi adeguatamente.
Sempre per motivi di tempo ho utilizzato degli stampini in silicone per i cammei laterali e i putti con l'arpa sul top della torta, acquistati tempo fa quando sono stata "presa" da quella che io chiamo "puttomania" ovvero la mania per i putti e cherubini.
(NOTA: a seguito delle numerose richieste che mi pervengono circa gli stampini in silicone che ho utilizzato per gli angioletti sulle pareti della torta e bomboniere segnalo che mi furono regalati da una cara amica. Ho chiesto informazioni ma, purtroppo essendo stati acquistati su ebay qualche mese fa non le è stato possibile recuperare i link forse anche perché quei tipi al momento non sono in vendita.)
Dopo aver fatto un paio di prove veloci sulla mia dummy nera dedicata ai miei esercizi, ho deciso che in qualche modo avevo capito la tecnica e la decisione è stata presa: scrolls work per la torta di Matteo. Il fatto di aver appena terminato la prima parte della traduzione proprio di quel capitolo dal libro di Eddie, che pubblicherò a breve, mi ha anche dato la spinta giusta per tentarla.
I cammei e la placca sul top della torta li ho preparati in anticipo.
La base della torta è una mud cake al cioccolato fondente farcita con ganache. Mi serviva una base molto stabile e la scelta è ricaduta proprio su questa torta, cioccolatosissima e amatissima dai miei bambini...Lorenzo a parte: non ama il cioccolato nero... e infatti dopo averla solo assaggiata ha sentenziato che a lui non piaceva e di conseguenza non l'avrebbe mangiata... sigh!!!
Così, ho ricoperto con un velo sottilissimo di crema di burro all'arancia la torta e litigato con la pasta di zucchero nel tentativo, non riuscito, di avere una copertura perfetta come piace a me... Ho cominciato la decorazione che, essendo importante, ha coperto perfettamente tutti i difetti di copertura della torta.
Piano piano l'idea iniziale prendeva forma sotto le mie mani. Mi sono divertita moltissimo con la decorazione del bordo inferiore a "pull up" e poi a realizzare le linee di ghiaccia (drop lines) tra un ciuffo e l'altro.
Quindi sono passata al bordo superiore: decorazione a "continuous scrolls"... mai tentata prima e, nonostante le tante imprecisioni, anche quella mi è riuscita.
Ho pensato che ero soddisfatta: innanzitutto perché avevo terminato il lavoro che mi ero prefissa, poi perché la torta era davvero di grande impatto visivo.
Per ultimi ho realizzato il "fleur de lys" sulle pareti tra un cammeo e l'altro e gli uccellini che mi sono sembrati proprio adatti poiché donavano un tocco di leggerezza a tutta la decorazione delle pareti.
Lorenzo, appena li ha visti ha esclamato: "Mamma!!! Hai fatto gli uccellini in 3D!!!" :))))
Matteo, vista la torta finita, mi ha detto che non aveva mai visto torta più bella... e le sue parole mi hanno riempito il cuore.
Serena, la mia critica più feroce, ha approvato... segnalandomi anche tutti i difetti, ma dichiarando che la torta, nella decorazione del bordo superiore, "sembrava una nuvola"... concedendomi il suo beneplacito finale.
Così sabato abbiamo portato la torta al ristorante. Per l'occasione avevo comperato uno stand su cui posizionarla: era parecchio che gli facevo "il filo" e, poiché lo trovavo adattissimo per la torta di Matteo -sebbene l'idea iniziale fosse totalmente diversa-, l'ho comperato... e utilizzato.
Lo stand, ornato anch'esso di putti e fregi, completava perfettamente la torta e quando l'ho fotografata ho pensato che l'insieme fosse davvero armonico.
Ecco qui dunque il mio nuovo lavoro dopo la pausa estiva.
Come sempre vi lascio qualche foto.
Il top della torta...
Particolari della decorazione delle pareti e bordo torta inferiore ...
Decorazione del bordo superiore...
La torta sullo stand...
... e le bomboniere di zucchero, create in armonia con la torta...
A prestissimo, con la nuova traduzione per Squires... e tante nuove avventure... giacciate :)))
E’ trascorsa una settimana, ormai, da quando sono tornata. Sono le 7.30 del mattino di lunedì 13 giugno. Davanti a me scorrono le immagini e la musica del video che ho creato per fissare ancora di più nella mente, se possibile, le immagini del nostro viaggio, quest'esperienza così intensa vissuta insieme alle mie compagne.
E mentre la musica mi avvolge con le sue note dolci e ritmate, ritorno a una settimana fa quando, proprio a quest'ora, ero seduta nel taxi che mi stava portando all'aeroporto di Heathrow con al fianco Michela e Tamara. Le scatole con all'interno le nostre torte ben protette sulle nostre ginocchia, le valigie nel bagagliaio, il conducente che tenta di far conversazione parla biascicando ogni parola... e noi, con lo sguardo interrogativo negli occhi, che ci domandiamo che cavolo ci stia dicendo…
Meme e Kristina le abbiamo già salutate la sera prima, se ne sono andate subito dopo la fine del corso con Eddie: si fermeranno qui ancora qualche giorno, a Londra, dove incontreranno Marcella, un'amica venuta dalla Germania per conoscerle.
Noi invece abbiamo il nostro aereo che ci riporterà a casa oggi e, sotto questo cielo grigio carico di pioggia, con l'autista che cerca di destreggiarsi al meglio nel traffico del lunedì mattina, ci stiamo pian piano avvicinando alla nostra meta.
Guardiamo fuori dal finestrino, consapevoli che è proprio questo cielo grigio, questa pioggia, la normalità in questo paese e non quel sole che, appena dopo il nostro arrivo, ci ha accompagnate per quasi tutto il nostro soggiorno...
Le parole di Annie, l’ultimo giorno, "NOW, you are in England..." mi strappano un sorriso: ripenso a questo stesso cielo, questa stessa pioggia, che ci aveva accolte a Liverpool poco più di una settimana prima: noi infreddolite che scendiamo dall'aereo, Christine Flinn che ci accoglie con un sorriso all'uscita passeggeri, Chris, il marito che carica su un'altra vettura le nostre valigie e poi, con due macchine, ci avviamo verso l'albergo che ci ospiterà per due giorni.
Noi, affamate, che tentiamo di andare a rifocillarci nel ristorante vicino all'albergo... senza riuscirci, perché solo dopo aver atteso più di mezz'ora al tavolo comprendiamo che avremmo dovuto ordinare alla cassa.
Noi, miserande, che usciamo dal locale ancora con lo stomaco vuoto, e che rispondiamo con un "NO!" quasi urlato, quando Christine, che ci viene a prelevare poco dopo ci domanda se abbiamo mangiato.
Christine ci accompagna in un grosso centro commerciale.
Nel frattempo il sole comincia a fare capolino tra le nuvole.
Nel parcheggio il selciato bagnato si illumina... e sorridiamo mentre non possiamo impedirci di cadere nel patetico luogo comune dichiarando a Christine che noi, ITALIANE, abbiamo portato il sole: la fame ci ha annebbiato pure il cervello...
Entriamo... e improvvisamente ci sembra di essere state catapultate a Las Vegas: statue immense ci accolgono, palme altissime, fontane che sembrano piscine, un cielo stellato artificiale sopra le nostre teste...
Noi però non riusciamo ad apprezzare nulla, se non la parte che, al momento, ci interessa di più: una serie di stand alimentari dove poterci rifocillare...
Mai come adesso il Mc Donald's ci sembra attraente ma Kristina ci indica un altro stand che dice di conoscere abbastanza bene: ordiniamo letteralmente un secchio di pollo fritto, oltre alle bevande. Non contenta ordino anche degli involtini tipo messicano, perché il secchio di pollo mi sembra troppo poco, e con i nostri vassoi stracolmi ci avviamo al tavolo.
Le posate qui non sono contemplate, quindi con le mani ci serviamo e mangiamo tutto il mangiabile. Mi ritrovo a cercare di assaggiare dei fagioli in salsa, serviti in un bicchiere di carta. Dal mio punto di vista l'unica alternativa al dito infilato nel contenitore è quella di provare a "berli"... e ci provo anche... con scarsi risultati. Kristina, che è seduta accanto a me, ride a crepapelle mentre anche lei tenta di addentare una pannocchia lessa, infilata su uno spiedino...
Christine ci guarda sorridendo davanti al suo bicchierone di caffè e attende paziente che finiamo di mangiare.
Per tutta la settimana successiva non siamo più riuscite a mangiare pollo... e detto questo, ho detto tutto...
Dopo aver visitato il centro commerciale la camera d'albergo ci accoglie invitante. Siamo stanche.
Il mattino seguente l'alba mi coglie sveglia alle cinque di mattina. Il cielo è cupo, è piovuto: le goccioline di pioggia nell'aria con il sole quasi all'orizzonte hanno formato, proprio davanti alla mia finestra, l’arcobaleno… e come sempre davanti a questo spettacolo, rimango sorpresa, con il fiato sospeso, a guardarlo…
Prendo la macchina fotografica, scendo in strada, scatto qualche foto.
Anche le mie compagne qualche ora dopo si svegliano e, tutte insieme, andiamo a fare colazione nel ristorante dove avevamo atteso invano di cenare la sera prima.
Questa volta appena ci vedono ci indicano un tavolo: la colazione è a buffet e possiamo servirci quanto e come ci pare.
Christine alle 9 ci attende fuori dall'albergo: ci porta subito da Windsor Cake Craft, uno dei più grandi negozi di prodotti per decorazione di torte, e lì facciamo i nostri acquisti. Il negozio è indubbiamente molto fornito e noi ci lasciamo tentare...
Terminati i nostri acquisti andiamo a casa di Christine dove per due giorni ci darà lezione.
Varchiamo la soglia e, in bella vista, troviamo alcuni dei suoi lavori in mostra su un bancone, solo per noi... quei lavori magnifici che fino ad allora avevamo potuto ammirare solo in foto...
Ci mettiamo al lavoro: Kristina e Meme impareranno a decorare con gli scrolls e a realizzare fiori in ghiaccia, Tamara i fiori di zucchero, io cercherò di perfezionare alcune tecniche tra cui gli extension work.
Christine passa da ognuna di noi, competente e gentile. Continua a dirci che la chiave per migliorare è l'esercizio: "Practice, practice and more practice!!" ci ripete sempre. Il primo giorno Kristina e Meme realizzano una placca decorata a fiori in ghiaccia reale, Tamara prepara un giglio che farà parte del suo bouquet e io una placca decorata in ghiaccia reale nera, con la stessa tecnica che ho visto su una torta realizzata da Christine Flinn.
La sera, visto che il sole continua ad accompagnare il nostro soggiorno, ci porta a visitare Chester, pittoresca cittadina con la sua bella cattedrale gotica e i suoi edifici bianchi e neri.
A cena Christine ci propone un tipico ristorante argentino dove ci portano tanta carne: accanto ad ognuno di noi abbiamo un cartellino, verde da una parte, rosso dall’altra. E’ una specie di semaforo: finché lo teniamo girato dalla parte verde i camerieri continuano a fermarsi e offrirci i piatti che servono, se lo giriamo dalla parte rossa sapranno che per il momento ne abbiamo abbastanza, e passano oltre.
Ho un momento di ilarità assoluta quando Kristina racconta che il Natale scorso aveva preparato una splendida fruit cake ricoperta di marzapane, ghiaccia reale e decorata con un collar, proprio secondo la migliore tradizione inglese. Quando, con aria serafica dice che erano in 30 a tavola e l’hanno finita tutta, Cristine prorompe attonita con l’esclamazione “Ninety portions!!!” (90 porzioni!!!). Nella mia mente cerco di figurarmi quanto possiamo sembrarle strani noi italiani, capaci di divorare una quantità che è il triplo delle loro porzioni standard…
Il giorno successivo lavoriamo su dummies. Per Kristina e Meme ricoperte in ghiaccia reale, pronte per la decorazione secondo il Lambeth Method of Cake Decoration: scroll work e graduating line work, per me in pasta di zucchero, decorazione ad extension work.
Purtroppo non ho foto dei miei esercizi: ho tutto nella mente. Ho capito meglio la tecnica e conto di esercitarmi parecchio durante l'estate. Siamo tutte consapevoli che non basteranno questi due giorni con la nostra maestra per diventare noi stesse "maestre" in quest'arte che racchiude così tante e differenti tecniche: una volta in Italia parecchio lavoro ci attende…
La nostra ospite si è prodigata per noi: ci ha fatto sentire come fossimo a casa nostra, ci ha preparato sempre il pranzo e tanti dolci... anche una fruit cake ricoperta di marzapane e ghiaccia reale, fatta da lei solo all'ultimo momento, quando ci aveva sentito dire che volevamo assaggiarla ancora…
Alla sera, terminato il corso, scattiamo le foto ricordo e subito scappiamo a prendere il treno per Oxford. Restiamo di stucco di fronte al prezzo del biglietto: 50 sterline a testa, anche considerando che siamo rimaste in piedi quasi per tutto il viaggio, nella parte riservata ai cani e alle biciclette. Quando poi una ragazza ci ha chiesto di spostarci perché doveva prendere la sua e girarla nel senso in cui si sarebbero aperte le porte del treno, per un attimo sono tornata bambina poiché per permetterle la manovra, a turno dovevamo spostarci da un angolo all’altro della piattaforma: proprio come se stessimo giocando al gioco dei quattro cantoni. Alla fine, pur non capendo nulla, anche la ragazza della bicicletta rideva insieme a noi…
Finalmente siamo sull’autobus che dalla stazione di Oxford ci porterà all’albergo, a Eynsham, nello stesso albergo in cui avevamo soggiornato lo scorso anno: Kristina lo avvista all’improvviso e lancia un urlo all’autista, lui apre le porte e le chiede se abbiamo suonato per la fermata. Kristina non lo degna nemmeno di uno sguardo e risponde: “No, I shouted!!” (No, ho urlato!!).
Scendiamo, siamo arrivate.
Il sole, che continua a seguirci come un compagno fedele, sta tramontando. Qui comincerà la seconda parte della nostra avventura: il corso con Eddie.
Il giorno successivo mi alzo prestissimo: apro la porta e mi trovo immersa in una nebbia luminosa. Prendo la macchina fotografica e scatto qualche foto.
Oggi ci divideremo: Michela, Tamara ed io andremo a visitare Londra, Meme e Kristina andranno da “ Piece of Cake Thame” a fare acquisti.
Appena arrivata a Londra mi accorgo che sono stanchissima. Seguo le mie compagne per inerzia, facciamo tappa davanti al Big Ben, il palazzo del Parlamento, Buckingham Palace dove si svolge il cambio della guardia quasi davanti a noi, la Torre di Londra e il Tower Bridge che si apre, per lasciare passare una barca a vela, proprio mentre noi siamo lì…
Torniamo verso Piccadilly Circus e, mentre vaghiamo per la città con una cartina in mano alla ricerca di Trafalgar Square, che sta proprio lì dietro, mi sento sempre più pesante.
Finalmente giungiamo alla nostra meta e, davanti alla statua dell’Ammiraglio Nelson che svetta sulla colonna che domina tutta la piazza con i leoni e le fontane, non ho nemmeno la forza di scattare qualche foto. Alla fine capitolo: chiedo a Tamara e Michela di poter tornare in albergo. Loro sembrano accogliere bene la proposta, certo mi spiace rovinare loro questa visita a Londra… E spiace parecchio anche a me: erano trent’anni che non ci tornavo… chissà quando tornerò ancora…
Sul treno per Oxford mi addormento. Non mi succede mai. La stanchezza ha davvero preso il sopravvento su di me.
Arrivate ad Oxford incontriamo Meme e Kristina alla fermata del bus che ci porterà all’albergo. Aprono le borse e ci fanno vedere tutte le meraviglie che hanno acquistato. Ceniamo, prepariamo l’occorrente per il giorno successivo e andiamo a dormire.
Come sempre sono la prima a svegliarmi: caffè (solubile), doccia e qualche scatto con la macchina fotografica e arriva il momento di svegliare le mie compagne di stanza. Alle otto siamo tutte a fare colazione, e pronte per avviarci sulla strada che ci condurrà a casa di Annie, dove troveremo il “mio” Eddie, pronto per cominciare a lavorare con noi…
Tutto mi sembra così familiare: le rose che incontriamo lungo il nostro cammino, la casa a cui aveva scattato la foto l’anno scorso, quell'altra con il tetto di rami secchi, il giardino fiorito dove avevamo incontrato quel signore che ci parlava di quanto la moglie amasse curarlo… e proprio lì, in quel punto, quest’anno troviamo lei, la moglie, intenta a scavare la terra per piantare qualche nuovo fiore. Ci fermiamo ad ammirare il suo lavoro, parliamo qualche minuto con lei, raccontandole quanto l’anno prima avevamo ammirato il suo piccolo mondo fiorito.
Mentre la salutiamo vedo qualcosa che mi ricorda quel magnifico quadro di Kroyer con sullo sfondo una donna assorta in lettura su una sdraio e un magnifico cespuglio di rose in primo piano, proprio lo stesso, più piccolo, che scorgo in questo piccolo giardino. Mi ripropongo di fotografarlo nei prossimi giorni…
La porta rossa di Annie è davanti a noi. Senza troppo esitare questa volta, suono il campanello e subito Tracy ci viene incontro. Eddie lo vediamo immediatamente dopo. Ancora una volta si commuove, mi commuovo abbracciando questo piccolo grande uomo.
Anche Annie ci viene incontro e ci saluta. Siamo in cinque, attendiamo gli altri tre partecipanti. Arrivano anche loro. Gianni, Penney e Nicole. Eddie comincia un’introduzione alla ghiaccia reale: gli elementi fondamentali. Noi lo abbiamo già sentito ed ascoltato lo scorso anno, ma è così bello ritrovarlo ancora…
Dopo qualche esercizio cominciamo con la copertura della nostra dummy in polistirolo con la ghiaccia reale. Eddie passa da ognuno di noi e ci aiuta, poi cominciamo a realizzare i collars, contorno e riempimento e mettiamo ad asciugare sotto le lampade.
C’è spazio ancora per qualche esercizio di “lettering”, la scrittura con la ghiaccia, poi si va a casa.
Prima di andare via Eddie mi chiede se ceniamo al Talbot Inn, gli rispondo di si e chiedo se vuole cenare con noi. Proprio come lo scorso anno, la sera siamo tutte a tavola con lui e Tracy. Chiacchieriamo insieme, lo ascoltiamo parlare, mentre il locale è così affollato da non riuscire a sentirlo bene.
Il giorno dopo Eddie ci mette al lavoro con la decorazione del bordo dei collars. Realizziamo la giapponesina, la luna e il ventaglio a tecnica run-out: ne realizziamo due per tipo. Poi pitturiamo il ponte sul collar.
La sera decidiamo di cenare ad Oxford. Stiamo già rammaricandoci del tempo che scorre troppo in fretta, l’indomani sarà l’ultimo giorno, termineremo la nostra torta e dovremo salutare.
Infatti il mattino successivo ci troviamo tutte a dover realizzare lo sfondo sul top della torta, Eddie ci segue passo passo, realizziamo gli oriental string work, il bordo torta, la decorazione sul ventaglio e sulla parte nera dell’abito della giapponesina.
Quindi siamo pronte ad attaccare i collars sulla torta: un momento molto delicato. Seguiamo Eddie mentre attacca il primo, vediamo quanta attenzione richieda questa operazione.
Sulla mia torta il primo collar lo attacca Eddie, il secondo, con lui a fianco, lo attacco io. Poi attacco il ventaglio decorato.
Realizziamo la decorazione a “shells” tra il primo e il secondo collar, Vado da Kristina che realizza perfettamente questa decorazione e le chiedo di spiegarmi bene la tecnica. Con il suo aiuto ora ho capito anch’io.
Poi Eddie ci spiega come realizzare la decorazione finale sul vassoio.
Oramai la torta è terminata.
All’improvviso una delle nostre compagne, rompe un pezzo della decorazione a string work sulla sua torta: mentre la sostengo capovolta, Eddie ripara il pezzo danneggiato, e quasi non si vede più.
E’ arrivato il momento di salutare: scattiamo una serie di foto con Eddie, con le nostre torte, tesori preziosi che porteremo a casa con noi…
Ci abbracciamo, cerchiamo di prolungare il tempo con Eddie, Tracy e Annie, che ci ha preparato una meravigliosa torta al cioccolato che ci offre a fine corso.
Ancora una volta non vogliamo lasciare queste persone che, con il loro calore, ci hanno accolte e hanno collaborato con noi. Eddie ci ha insegnato quello che noi stesse mai avremmo immaginato di poter realizzare.
Ho letto lo stesso stupore che avevo dipinto sul mio viso e sui volti di tutti i miei compagni: tutti meravigliati di essere stati artefici del risultato ottenuto.
E quel risultato, lo abbiamo con noi. Lo tenevamo ben stretto sulle nostre ginocchia su quel taxi che ci portava verso l’aeroporto esattamente una settimana fa.
Abbiamo fatto in modo che arrivasse sano e salvo a casa. Tutte noi, questa volta, abbiamo avuto la nostra torta integra.
So che quest’esperienza la conserverò nel mio cuore per tutto l’anno, Non so quando riusciremo a tornare in Uk. Non so quando potrò frequentare ancora un corso con Eddie… vorrei presto, prestissimo… lo spero tanto.
Ho avuto la possibilità di condividere questo viaggio con delle care amiche, ho conosciuto Meme, simpaticissima, e ho avuto la possibilità di vedere ancora Kristina che da un anno non vedevo più e ne sono davvero felice.